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Pubblicato il: 1 agosto 2018

Cosa dicono le allieve/i sull’Atelier del Vento

Lezioni di Arte in Atelier

il link qua sopra approfondisce dettagliatamente tutte le tipologie corsi Arte.

ed ecco le recensioni di alcune allieve.

 

 

bty

Conosco Francesca Amat da un decennio. Con lei ho scoperto un mondo nuovo: creatività arteterapia, pittomagia.    Francesca è un’autentica artista a 360 gradi.  Maieuticamente, con colori, tratti, visioni, sa  accompagnare l’ allievo in un percorso di ricerca e scoperta del suo sè. Intuizioni, emozioni, forme, poesie, immagini della realtà e del suo trascendere…tutto si svela liberamente nella fiducia e nell’apertura del cuore…con accettazione ed empatia. Francesca ti guida nell’osservare, nel sentire,  nel fare senza giudizio, sempre attenta e amorevole . Con Francesca l’espressione creativa è nutrimento e rappresentazione del mio vissuto. Grazie  Franci.

Giusi Silini

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“Frequento l’Atelier del Vento da qualche anno e ho iniziato perchè semplicemente volevo ricominciare a disegnare.E così è stato: ho imparato a disegnare, a dipingere ad acquarello e a olio e ho creato “opere” che hanno stupito prima di tutti me stessa. Ma da Francesca ho imparato molto di più. Ho iniziato il lento cammino verso la liberazione dal giudizio (che continua tutt’ora perchè il giudizio è una brutta bestia che non molla mai).Ho imparato a godere di tutte le cose belle che ci sono intorno a noi quotidianamente e a vedere il mondo con occhi diversi. Ho incontrato delle donne meravigliose. Ho bevuto il caffè più buono di sempre.E soprattutto ho capito che non c’è problema al mondo che non possa essere affrontato se al tuo fianco hai una buona amica.”

Simona Fausti

 

bty

Quest’anno per il mio compleanno ho deciso di farmi un regalo: una lezione di pittomagia.Era tanto tempo che avevo letto a proposito del metodo di Betty Edwards e del suo libro “disegnare con la parte destra del cervello”. Ed ero molto curiosa di sperimentarlo. Premetto: io non so disegnare, e sono molto inibita dalla paura di confrontarmi con questo strumento. Ero andata , qualche mese prima, a sentire una lezione aperta di Francesca Amat all’università e lei parlava proprio di questo retaggio culturale che noi abbiamo come eredità dal Rinascimento e dal valore immenso dell’arte nel nostro paese: “se non sei bravo come Leonardo da Vinci allora vai a vendere mozzarelle!!!! E invece no! Tutti devono poter conoscere il loro lato destro del cervello e il disegno!” Mi aveva convinto. È venuta a casa mia ed è arrivata , come una vera pittomaga, dandomi l’impressione di essere uscita lei stessa da un dipinto, o da un romanzo. Dalla sua borsa, un po’ come quella di Mary Poppins, sono emersi fogli, matite, immagini e racconti….di una vita e un percorso di crescita e conoscenza fatto di viaggi in India e incontri con grandi artisti così come di esperienze di lavoro nei più svariati ambiti. Avevo scelto un animale. Un animale che mi avrebbe parlato e detto cose che solo io potevo cogliere.

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Così ci siamo messe al lavoro. Io accompagnata da quel disagio mio intrinseco che ho ogni volta che prendo una matita in mano, come se tutta la mia genealogia mi guardasse e mi dicesse : ” guarda che non ce la fai! Ma cosa credi di fare?” Procedo, Francesca mi spiega, mi ascolta, mi mostra come fare, mi corregge, alleggerisce soprattutto, alleggerisce il peso del significato che ha per me il gesto del disegnare. E poi racconta, scambia opinioni, mette una musica e infine ascoltiamo nel silenzio il suono della matita, che in tutto questo non ha mai smesso di tracciare segni. Finché il disegno non è finito. Lo so che può sembrare strano, ma io, io che disegnavo, il disegno non lo vedevo. O meglio….lo vedevo al contrario e solo una porzione piccola per volta. Un occhio, il muso, l’orecchio. Così funziona questo metodo. È un modo per imparare a vedere la forma di quello che fai.

Mio padre era stato un professore di disegno al liceo artistico di Torino per un breve periodo. Poi insegnò anche all’Accademia Albertina, e poi certo era anche un pittore, come suo padre e sua madre.

Mi raccontava di come certi allievi arrivavano convinti di saper già disegnare. “Bene” diceva lui. E metteva una testa di gesso da copiare. E in effetti qualcuno ci riusciva più o meno. Poi però la girava. E diceva: disegnatela ora. Non ci riuscivano più. Perché, diceva lui, quello che avevano disegnato prima non era quel naso (per esempio), ma un idea di naso che avevano in mente, più o meno consapevolmente. Quello che gli insegnava lui era a riconoscere le forme, un segno, che poi sarebbe diventato un viso, forse. Insomma, se non lo chiami “naso”, vedrai la forma, e così potrai imparare a fare il naso di tizio che sarà diverso dal naso di Caio ….Ma mio padre non mi insegnò a disegnare. Mi insegnò molte cose, mi insegnò a vedere per esempio. A vedere la pittura e a vederla non solo nei dipinti, ma sui muri scrostati della case e nell’acqua delle pozzanghere, come diceva lui. Ma non a disegnare.Ecco, quel giorno con Francesca ho finalmente disegnato. E in qualche modo, passando per una strada leggera e molto molto simpatica ho un po’ ritrovato mio padre, disegnando un puma al contrario, e poi sperimentando l’olio, sentendone l’odore e facendo quel movimento che si fa col pennello per mescolare i colori. Per un attimo – il potere della Madeleine – è stato come essere in studio con lui, tanti anni fa. Ma solo per un attimo.

Bene, quando ho finito di disegnare il mio puma all’incontrario, il compito è stato di girarlo. E di vedere. Ascoltare. Capire. Che cosa avevo fatto.Sul foglio un cucciolo un po’ spaurito che mostrava però la sua forza. Chiedeva basta violenza di giudizio è offriva fiducia.Ora non posso dire certo di saper disegnare. Ma ho di sicuro attraversato una porta. Molto preziosa!

Se non è magia questa!!

Chiara Bakti Casorati

bdr

Frequentare le lezioni di disegno e pittura di Francesca all’Atelier del Vento per me significa aprire la porta in una dimensione diversa, il tempo si trasforma, tutto è piacevole, ci si trova insieme a fare qualcosa di creativo, personale ma condiviso, si parla, si ride, si sta bene. E anche nei momenti di difficoltà è un’oasi, di pace e profonda comprensione. E la musica è ottima come il caffè e i biscottini!

Marina Gallo